martedì 29 novembre 2011

nuvole

Allora, cari colleghi, forse voi avete tutti i diritti, anche perché il partito che rappresento è così piccolo, di dire — e lo direte — che ho alzato, fino ad andare nelle nuvole, troppo il tiro nel ragionamento. Ma se io traggo un insegnamento dalla crisi di questa settimana, è che la cosa più pericolosa in questo momento è rappresentata dal fatto che, mentre il nostro dibattito politico, anche rispetto all'epoca dell'unità nazionale, si immeschinisce, diventa furberia tra le forze politiche, a volte anche — che so io — puro dibattito sulla congiuntura, esplode una crisi storica della nostra civiltà. Ed io credo che il pericolo maggiore sia quello di rassegnarsi alla prima cosa, chiudendo gli occhi sulla seconda. In questo trovo molto giusta l'affermazione di Reichlin nel suo ultimo intervento, secondo cui è tornato il momento della grande politica. E uno di questi capitoli — non ho avuto il tempo di soffermarmi su di esso — è anche quello delle istituzioni che lei, Presidente del Consiglio, ha posto, anche se su di una linea che non condivido: la crisi della forma politica della democrazia, non solo di quella italiana. Lo Stato keynesiano non è in crisi solo economica, ma anche nelle sue forme politiche. Sulla politica economica ed anche su queste vicende istituzionali vorrei dare nelle prossime settimane il piccolo contributo di idee e di forza del nostro partito, per imporre al Governo questo terreno di confronto sui problemi reali e sulla gravità di una crisi che probabilmente non ha precedenti nella storia recente. (Applausi dei deputati del gruppo del PDUP e all'estrema sinistra) . (Lucio Magri, intervento alla Camera durante la fiducia al governo Spadolini II; 31 agosto 1982)

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