Allora, cari colleghi, forse voi avete
tutti i diritti, anche perché il partito che rappresento è
così piccolo, di dire — e lo direte — che ho alzato, fino
ad andare nelle nuvole, troppo il tiro nel ragionamento. Ma se io
traggo un insegnamento dalla crisi di questa settimana, è che
la cosa più pericolosa in questo
momento è rappresentata dal fatto che, mentre il nostro
dibattito politico, anche rispetto all'epoca dell'unità
nazionale, si immeschinisce, diventa furberia tra le forze politiche,
a volte anche — che so io — puro dibattito sulla congiuntura,
esplode una crisi storica della nostra civiltà. Ed io credo
che il pericolo maggiore sia quello di rassegnarsi alla prima cosa,
chiudendo gli occhi sulla seconda. In questo trovo molto giusta
l'affermazione di Reichlin nel suo ultimo intervento, secondo cui è
tornato il momento della grande politica. E uno di questi capitoli —
non ho avuto il tempo di soffermarmi su di esso — è anche
quello delle istituzioni che lei, Presidente del Consiglio, ha posto,
anche se su di una linea che non condivido: la crisi della forma
politica della democrazia, non solo di quella italiana. Lo Stato
keynesiano non è in crisi solo economica, ma anche nelle sue
forme politiche. Sulla politica economica ed anche su queste vicende
istituzionali vorrei dare nelle prossime settimane il piccolo
contributo di idee e di forza del nostro partito, per imporre al
Governo questo terreno di confronto sui problemi reali e sulla
gravità di una crisi che probabilmente non ha precedenti nella
storia recente. (Applausi dei deputati del gruppo del PDUP e
all'estrema sinistra) . (Lucio Magri, intervento alla Camera
durante la fiducia al governo Spadolini II; 31 agosto 1982)
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