venerdì 11 novembre 2011

disgusto


Conservo ancora la foto con gli autografi di Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm, il mitico trio d'attacco Gre-No-Li del mio Milan degli anni Cinquanta. La prima partita che mio padre mi portò a vedere, all'Arena di Milano, quando avevo cinque anni, fu Milan-Torino (il grande Torino di Valentino Mazzola, prima di Superga). Da quel giorno, per decenni, sono stato un tifoso convinto. Da molti anni non vado più allo stadio, né guardo le partite alla televisione. Non perché non abbia tempo. Ma perché il calcio, non solo in Italia, mi sembra sia diventato un fenomeno negativo. Certo, lo spettacolo calcistico è sempre più suggestivo, grazie al continuo progresso delle tecniche di gioco e delle tecniche televisive. E io che, come è noto, sono un «tecnico», dovrei esserne felice. Invece, provo per il calcio — intendo il grande calcio professionistico — un crescente disgusto. (...) Penso che sia venuto il momento, specialmente in Italia, per una riflessione politica sul calcio. Forse, è ora che il mondo politico smetta di «viziare» il mondo del calcio, contribuendo involontariamente ad indurlo ai vizi peggiori. Più ancora, i pubblici poteri (salvo, beninteso, la magistratura) dovrebbero infliggere al calcio il «rigore» più grave: ignorarlo. Un governo sta per nascere, con una missione difficilissima. Ci si deve augurare che non veda questo del calcio come uno dei problemi prioritari di cui «farsi carico». Sarebbe un messaggio al Paese profondamente sbagliato. E se posso permettermi, caro Direttore, spero che i giornali non sentano ancora il bisogno di dedicare alla crisi del calcio le prime otto o nove pagine, come fanno in questi giorni. (Mario Monti «Corriere della Sera»; 14 maggio 2006)

Nessun commento:

Posta un commento