Signori ufficiali, non vi dovete
meravigliare se mi presento a voi in questo abito borghese; sono
necessità del momento, ma io sono sempre il maresciallo
Badoglio, il vostro generale del Sabotino, di Vittorio Veneto, di
Addis Abeba. Non vi farò un discorso perché i discorsi
sono antipatici per chi li dice e per chi li ascolta. Io voglio
prospettarvi ed illustrarvi in questo momento solamente due fatti: la
caduta del fascismo e l'armistizio. (...) S. M. il Re mi chiamò
subito ad assumere il Governo. Voi sapete che alla mia età,
ed alla mia condizione, non avevo ancora bisogno di gloria: ma fu una
necessità, per salvare ancora, fin dove era possibile, questo
nostro povero e disgraziato paese. Io non vi dirò tutto quello
che ho potuto vedere in questo breve periodo di governo; però
avendo voluto sondare in molti rami, vi dirò solo pochi fatti
salienti. L'A.G.I.P. che voi sapete, quella famosa agenzia di
petrolio, organo parastatale, aveva un deficit di 90 milioni di lire
e non si sono nemmeno trovati i documenti contabili. La G.I.L.
costava allo Stato un miliardo e 700 milioni, l'O.N.D. un miliardo e
200 milioni. Il Ministero della cultura popolare era diventato un
vero e proprio lupanare: aveva alle sue dipendenze un numero infinito
di signore romane con stipendi che talvolta oscillavano dalle 8 alle
10 mila lire al mese e con incarico... lascio intendere a voi. Ma
vi dirò di più: quelle signore non si permettevano
nemmeno il fastidio di andare a riscuotere lo stipendio, perché
bastava che mandassero le loro persone di servizio per farlo. Ecco
perché noi ci siamo trovati in guerra coi fucili 1891. (...)
Ma ora basta e usciamo da questo fango. (Discorso di Badoglio agli
ufficiali; 18 ottobre 1943)
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