mercoledì 9 novembre 2011

fango

Signori ufficiali, non vi dovete meravigliare se mi presento a voi in questo abito borghese; sono necessità del momento, ma io sono sempre il maresciallo Badoglio, il vostro generale del Sabotino, di Vittorio Veneto, di Addis Abeba. Non vi farò un discorso perché i discorsi sono antipatici per chi li dice e per chi li ascolta. Io voglio prospettarvi ed illustrarvi in questo momento solamente due fatti: la caduta del fascismo e l'armistizio. (...) S. M. il Re mi chiamò subito ad assumere il Governo. Voi sapete che alla mia età, ed alla mia condizione, non avevo ancora bisogno di gloria: ma fu una necessità, per salvare ancora, fin dove era possibile, questo nostro povero e disgraziato paese. Io non vi dirò tutto quello che ho potuto vedere in questo breve periodo di governo; però avendo voluto sondare in molti rami, vi dirò solo pochi fatti salienti. L'A.G.I.P. che voi sapete, quella famosa agenzia di petrolio, organo parastatale, aveva un deficit di 90 milioni di lire e non si sono nemmeno trovati i documenti contabili. La G.I.L. costava allo Stato un miliardo e 700 milioni, l'O.N.D. un miliardo e 200 milioni. Il Ministero della cultura popolare era diventato un vero e proprio lupanare: aveva alle sue dipendenze un numero infinito di signore romane con stipendi che talvolta oscillavano dalle 8 alle 10 mila lire al mese e con incarico... lascio intendere a voi. Ma vi dirò di più: quelle signore non si permettevano nemmeno il fastidio di andare a riscuotere lo stipendio, perché bastava che mandassero le loro persone di servizio per farlo. Ecco perché noi ci siamo trovati in guerra coi fucili 1891. (...) Ma ora basta e usciamo da questo fango. (Discorso di Badoglio agli ufficiali; 18 ottobre 1943)

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